CIMITERI DI ROMA: IL VERANO E IL CIMITERO ACATTOLICO

Il 2 novembre l’Italia e numerosi Paesi del Mondo commemorano i defunti che non sono più con noi. Visitare i cimiteri, in questa giornata, è un rituale fisso nella tradizione che vuole che questo giorno si faccia “compagnia” ai cari che non ci sono più. Così quel luogo che, tradizionalmente, suscita timore, superstizione e atmosfere gotiche si colora delle atmosfere dolci di un abbraccio.

Ma i cimiteri non sono solo luoghi d’addio, bensì luoghi “vivi” delle nostre città dove si intrecciano Storia e storie, genealogia, araldica, storia dell’arte e, ovviamente, cultura popolare. Roma, in quanto Capitale d’Italia, non può non aver fatto di questi luoghi dei veri giardini della memoria, onorati da viaggiatori, curiosi ma soprattutto dai cittadini romani. Nel dettaglio, ci riferiamo al Cimitero Monumentale del Verano e al Cimitero acattolico: perché questi due luoghi sono così speciali? Scopritelo leggendo!

 

CIMITERO MONUMENTALE DEL VERANO

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La costruzione

Correva l’anno 1804 quando Napoleone, mediante l’editto di Saint Cloud sancì che la sepoltura dei corpi avvenisse fuori le mura cittadine: a Giuseppe Valadier venne affidato il progetto per la realizzazione di un cimitero lungo la via Tiburtina.  Un luogo che, tra l’altro, era già campo di sepoltura da secoli per via di una necropoli romana: le Catacombe di Santa Ciriaca. Concluso nel 1880, oggi include più di 70 ettari che trasudano storia italiana.

Chi è sepolto nel Cimitero del Verano?

Vediamo dunque chi sono i celebri personaggi che qui riposano attorniati dall’Urbe. Essere sepolti al Verano è considerato un vero onore e nonostante la morte metta tutti nelle stesse condizioni, un lotto in questo camposanto costa quasi come un attico ai Parioli.cimitero-verano-tomba.jpg

Tantissimi sono i letterati che riposano qui e che hanno fatto la storia della nostra cultura: Sibilla Aleramo, Grazia Deledda, Alberto Moravia, Gianni RodariGiuseppe Ungaretti e il grande Trilussa, indimenticabile cantore di Roma.

Ma godono della pace eterna anche personaggi più contemporanei, attori e registi che hanno avuto il merito di farci ridere, piangere e riflettere sul nostro Paese: i fratelli de Filippo, Vittorio de Sica, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Roberto Rossellini, Raimondo Vianello e Bud Spencer.

Ma è proprio nella schiera degli attori che il Verano accoglie due grandi figli di Roma e della romanità: Alberto Sordi e Aldo Fabrizi che, da dietro le loro lapidi, strappano ancora oggi un sorriso a chiunque ne abbia conosciuto l’arte. cimitero-monumentaleMa qui riposa anche il grande Rino Gaetano, l’istrionico Don Lurio, la leader Nilde Iotti e perfino Alfredino Rampi, il piccolo di Vermicino protagonista di un incidente mortale, il primo seguito in diretta TV e che commosse l’Italia intera.

 

 

 

IL CIMITERO ACATTOLICO

La costruzione

Il cimitero acattolico si trova nel quartiere di Testaccio, a lato della Piramide Cestia. Questo camposanto nasce dall’esigenza, nei secoli passati, di seppellire tutti coloro i quali non fossero cattolici (ebrei, protestanti, ortodosssi, ma anche suicidi e attori) e che, per questa ragione, non potevano essere sepolti in terra consacrata. Anticamente questa zona era chiamata “prato del popolo romano” poiché qui vi si svolgevano attività agricole come il pascolo del bestiame o la conservazione dei vini, oltre ad essere luogo di svago: nel 1671 una deliberazione del Sant’Uffizio acconsentì che i defunti “non cattolici” fossero sepolti in questa area, risparmiando loro la vergogna di essere sepolti tra le prostitute e i peccatori del Cimitero del Muro Torto. Qui i centenari cipressi, il verde delle siepi e i gattoni che si crogiolano al sole conferiscono a questa Babele dei Trapassati uno stile inimitabile che rende questo luogo dal sapore vagamente anglosassone, anche per via dell’assenza delle foto sulle lapidi.

Chi è sepolto nel Cimitero Acattolico?

Come ricorda il nome, questo luogo è destinato all’estremo riposo dei non cattolici stranieri: solo eccezionalmente viene concessa ad italiani illustri la sepoltura per via della loro cultura alternativa espressa in vita e dunque “straniera” rispetto a quella italiana. E’ questo il caso di Antonio Gramsci o di Carlo Emilio Gadda, eccezioni celebri a questa regola.2012-07-04_Roma_tomba_di_Antonio_Gramsci.jpg

Le ceneri di Antonio Gramsci, ad esempio, vennero portate qui nel 1938 poiché il politico italiano aveva sposato una donna russa ortodossa, Giulia Schucht, la cui famiglia aveva diritto ad essere lì sepolta. Ed è a questa sepoltura notabile che Pier Paolo Pasolini dedicò i versi: Uno straccetto rosso, come quello/ arrotolato al collo ai partigiani/ e, presso l’urna, sul terreno cereo,/ diversamente rossi, due gerani./ Lì tu stai, bandito e con dura eleganza/ non cattolica, elencato tra estranei/ morti: Le ceneri di Gramsci… 

220px-John_Keats_Tombstone_in_Rome_01Venendo ora ai “non cattolici” illustri, senza dubbio John Keats è uno dei principi di questo luogo. Morto di tubercolosi nel 1821 il suo epitaffio balza all’occhio del visitatore: Questa tomba contiene i resti mortali di un GIOVANE POETA INGLESE che, sul letto di morte, nell’amarezza del suo cuore, di fronte al potere maligno dei suoi nemici, volle che fossero incise queste parole sulla sua lapide: “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”.

downloadStesso onore per Percy Shelley, morto nel naufragio del suo vascello al largo della costa tirrenica:la sua epigrafe è tratta direttamente dalla Tempesta di Shakespeare: Nothing of him that doth fade, but doth suffer a sea change, into something rich and strange” (Niente di lui si dissolve ma subisce una metamorfosi marina per divenire qualcosa di ricco e strano).

 

Finisce qui il nostro tour fra due grandi luoghi della memoria romana e italiana. Giardini di arte e di pace che non devono spaventare ma rievocare solo la bellezza di quanti sono lì ad “abitarci”. Come Aldo Fabrizi che, volendo beffare la morte stessa, scrisse il suo stesso esilarante epitaffio:

“Er mortorio”

Appresso ar mio num vojo visi affritti,
e pe’ fa’ ride pure a ‘ st’occasione
farò un mortorio con consumazione…
in modo che chi venga n’approfitti.

Pe’ incenso, vojo odore de soffritti,
‘gni cannela dev’esse un cannellone,
li nastri – sfoje all’ovo e le corone
fatte de fiori de cocuzza fritti.

Li cuscini timballi de lasagne,
da offrì ar momento de la sepportura
a tutti quelli che “sapranno” piagne.

E su la tomba mia, tutta la gente
ce leggerà ‘sta sola dicitura:
“Tolto da questo mondo troppo al dente”.

 

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