Pentedattilo: la leggenda di un paese fantasma

Arroccato su una rupe con vista sul mare, Pentedattilo è uno di quei borghi troppo spesso dimenticati, che per varie vicissitudini sono stati abbandonati a se stessi. In balia del tempo che scorre inesorabile, a Pentedattilo leggenda e realtà si fondono, creando un’atmosfera suggestiva e magica, che merita di essere vissuta appieno in ogni sua sfumatura.

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Vista di Pentedattilo dalla strada che sale verso il borgo antico

Come arrivare a Pentedattilo

Pentedattilo è una frazione del comune di Melito di Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria e da qui si raggiunge in meno di 20minuti. Uscendo dal paese e dando le spalle allo splendido Stretto di Messina, ci si addentra nelle campagne della Calabria Grecanica e, quasi immediatamente, sullo sfondo si vedono stagliarsi le caratteristiche rocce di Pentedattilo. Questo borgo è in realtà diviso in due parti: salendo da Melito di Porto Salvo si incontra per primo il nuovo nucleo abitato, sorto a partire dagli anni Sessanta, quando il borgo antico si è definitivamente spopolato. Piccolo e raccolto, è abitato da una manciata di abitanti ed è come una terrazza sullo Stretto, protetto alle spalle dalla rupe su cui sorge il borgo antico. Come arrivare a Pentedattilo vecchia, partendo dal nuovo borgo? Salendo a piedi lungo la via per Pentedattilo, in una manciata di minuti ci si ritrova immersi quasi in una realtà parallela, un luogo sospeso nel tempo in cui è forte, fortissimo, l’eco del passato. Poche strade acciottolate che si snodano attorno alla rocca, immerse in un silenzio surreale rotto solo dai passi che scricchiolano sul selciato, mentre si ammirano le testimonianze di un tempo glorioso, che è stato e non sarà più.

Visitare Pentedattilo: cosa vedere nel borgo antico

Perché il borgo si chiama Pentedattilo? Un nome così suggestivo, del quale esiste ufficialmente anche la trascrizione nell’idioma greco di Calabria (Πενταδάττυλο) deve il suo nome alla rupe del Monte Calvario che lo sovrasta. Cinque dita di roccia che sorreggono l’abitato, suggestivamente inerpicato sui crinali scoscesi, da sempre sono oggetto di miti e di leggende, tutt’oggi presenti nella tradizione orale degli anziani del paese. Purtroppo, gli eventi naturali hanno col tempo modificato la fisionomia del Monte Calvario, le cui cinque dita non sono più perfettamente visibili, ma questo non toglie magia e pathos a un luogo unico.

Il suo castello, conosciuto anche come Castello delle Trecento Porte, oggi non è altro che un rudere di cui restano poche testimonianze. Sorge sulla parte più alta del borgo e può essere il punto di inizio per visitare Pentedattilo. È il luogo chiave attorno a cui ruotano molte delle leggende di Pentedattilo ma è stato anche il luogo del potere per lungo tempo, fino alla distruzione attuata dal terribile terremoto del XVIII secolo. Scendendo verso il borgo si incontra la meravigliosa chiesa dei Santi Pietro e Paolo, un edificio religioso di probabile origine bizantina. È letteralmente addossata a una parete della rupe il pinnacolo ottagonale del campanile, rivestito da un mosaico, svetta imponente sui tetti del borgo.

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La chiesa dei SS Pietro e Paolo a Pentedattilo

La leggenda di Pentedattilo: la storia della famiglia Alberti

All’interno della chiesa dei Santi Pietro e Paolo sono custodite le tombe della famiglia Alberti, nobile stirpe che per secoli ha governato su questo feudo. Tra questa famiglia e quella degli Abenavoli, feudatari della vicina Montebello Ionico e un tempo proprietari di Pentedattilo, non correva buon sangue, ma alla fine del XVII secolo queste diatribe sembravano essere state superate. Sembravano, appunto. Al barone Bernardino Abenavoli era stata promessa in sposa la giovane Antonietta Alberti, figlia di Domenico e tutto sembrava risolto. Tuttavia, il barone di Montebello Ionico non aveva fatto i conti con Don Petrillo Cortez, figlio del Vicerè di Napoli e fratello di Caterina, sposa di Lorenzo Alberti, figlio di Domenico. Nel suo periodo di permanenza a Pentedattilo a seguito del matrimonio della sorella, Don Cortez si innamorò perdutamente di Antonietta e decise di sposarla, mandando su tutte le furie Bernardino Abenavoli. Ferito nel suo orgoglio di uomo e sentendosi vittima di un tradimento, nel giorno della vigilia di Pasqua, il 16aprile 1866 fece irruzione del castello, aiutato da un servitore degli Alberti, che li aveva traditi. Lorenzo fu brutalmente ucciso nel sonno a colpi di archibugio, per poi essere pugnalato, e non fecero fine diversa gli altri occupanti del castello, tranne Antonietta. Lei fu poi costretta alle nozze con il marchese Abenavoli, prima che una spedizione giunta da Napoli attaccasse il castello di Montebello Ionico per liberare Don Petrillo Cortez, nel frattempo tenuto in ostaggio. Le teste degli esecutori della strage di Pentedattilo furono appese alla rocca ma non quella di Bernardino Abenavoli, che riuscì a fuggire, prima a Malta e poi a Vienna, dove si arruolò nelle truppe austriache. Il matrimonio con Antonietta Alberti fu annullato dalla Sacra Rota e lei terminò la sua vita in un convento di Reggio Calabria, rosa dal senso di colpa per essere stata la causa involontaria di tanta crudeltà.

A questa storia sono legate tantissime leggende, nonché la leggenda di Pentedattilo più famosa, quella legata alla particolare forma del Monte Calvario, che sarebbe la mano insanguinata del Barone Abenavoli che stringe il paese nella sua morsa di terrore. Un’altra narra che, prima o poi, la mano crollerà sul borgo come punizione di Dio contro i misfatti di sangue dell’uomo. Inoltre, pare che nelle sere d’inverno, quando il vento fischia forte e ulula incuneandosi tra le montagne, si possano ancora udire le strazianti grida del Marchese Lorenzo Alberti.

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Il Monte Calvario visto da Montebello Ionico

Pentedattilo, il borgo che rinasce

Fino agli anni Ottanta, questo paese era completamente in via d’abbandono. Tra leggende spaventose e catastrofi naturali ancor più drammatiche gli abitanti se n’erano andati, trasferendosi in parte nel borgo nuovo e in parte a Melito di Porto Salvo, sul mare. Tuttavia, grazie all’intervento di giovani volontari locali e di alcune associazioni, il borgo antico ha ripreso a vivere. Oggi, visitare Pentedattilo significa passeggiare in un borgo che pian piano riprende forma, tra hotel diffusi di charme e botteghe artigiane tradizionali sorte tra le viuzze. Pentedattilo è diventato uno dei primi esempi di accoglienza sostenibile e culturale nel sud del nostro Paese, è un paese che è stato salvato da un destino avverso e crudele, che rischiava di distruggere completamente una delle perle dell’Area Grecanica e della nostra bella Italia.

Pentedattilo vive, si sta faticosamente rialzando e merita di essere scoperta. La leggenda di Pentedattilo aggiunge poesia e suggestione a un borgo che non ha bisogno di grandi presentazioni, basta guardarlo per capire che, forse, è qualcosa di più di un semplice paese fantasma.

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