Reportage giorno 3: da Montepulciano a Panicale

14368882_10210656193111127_8943438330156209749_nIl tempo di mettere la testa sul cuscino che si fa già ora di ripartire. Ormai ci prepariamo la sera prima per essere sicure di non subire il trauma di docce gelate in piena notte! Montepulciano sembra essere ancora tra le braccia di Morfeo e noi, e i nostri fidati zaini, riscendiamo a valle per prendere un bus, anzi due, che ci porteranno a Città della Pieve. La giornata si presenta alquanto complicata perché dobbiamo raggiungere Panicale entro sera e il tempo sembra essere minaccioso, piove un po’ ovunque e rischiamo di ritrovarci nei pasticci. Città della Pieve sarà una sosta improvvisata, godibilissima, per attendere nuove circa le condizioni meteo.


img_0684Arriviamo prestissimo in questa piccola capitale della quiete, stretta stretta tra le sue mura e i suoi mattoncini rossi, buen retiro di tantissimi senior, in cerca di una vita tranquilla. E’ piacevole passeggiare di primo mattino rinfrescate dalla brezza leggera. Qui è lì qualche nonnino sorridente di ritorno dal panettiere, un anziano meccanico alle prese con la sua Panda rossa in panne, il fruttivendolo già all’opera nel piccolo mercato coperto. La città si risveglia pian piano e noi bighelloniamo tra una visita al Duomo, qualche attimo di relax sulle panchine salutando chiunque ci sorrida: il refrain della giornata sarà quello di “Carabinieri”, la fiction poliziesca andata in onda qualche anno fa e che proprio qui è stata girata. Dopo essere andate simpaticamente alla caccia dei luoghi del set (si, lo ammettiamo) ce ne andiamo a far la spesa come delle brave massaie. La nostra sala da pranzo? Un enorme albero al di fuori delle mura della città dove, sotto minacciosi nuvoloni grigi, ci lasciamo andare ad un po’ di sano nomadismo con tanto di preparazione di panini on the road..

img_0714Il tempo sembra reggere e noi saltiamo su un bus scolastico zeppo di ragazzini urlanti in preda a crisi ormonali, per evitare un tratto camionabile e raggiungere Panicale. Uno dei ragazzini urlanti ci indica la fermata più giusta e dopo qualche minuto arriviamo all’imbocco della Via Le Mura, destinata a restare a lungo nella nostra memoria… Sono appena le 13.30, c’è un bel sole caldo e noi ci avventuriamo verso gli ultimi 8 km che ci separano dalla nostra dimora notturna. Oggi cucineremo da noi e ad appesantire le nostre zavorre ci seguono una confezione di pappardelle, salsa di pomodoro, pancetta e tutto il necessario per una cena luculliana che consumeremo tra qualche ora.


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L’inizio del cammino è agevole: strada semi-asfaltata, sole, girasoli e rotoballe tutt’intorno. Qualche sparuto passante ci sorride, incuriosito dal nostro cammino a ritmo di musica. Poi, dopo circa metà percorso la strada si fa di terra battuta, ma noi, senza macchia e senza paura, continuiamo a seguire sua divinità il GPS. Fino a quando la terra battuta lascia spazio ad un guado di fango, che svolta verso una minuscola strada interpoderale in cui non c’è traccia d’erba ma solo fango secco e zolle aride tra le quali arranchiamo. Alle nostre spalle il cattivo tempo che inizia ad avvicinarsi; di fronte a noi, il nulla cosmico. Anzi…qualche serpente ai bordi della strada emette fruscii agghiaccianti, mentre dritto di fronte a noi udiamo ben distinti gli spari dei cacciatori.

dsc_5679In questo clima da film horror, a peggiorare la situazione contribuisce la chiamata con le nostre ospiti che esclamano preoccupate “a quest’ora ci avreste dovuto giù avvistare!”. Dunque, dove saremo mai? Si scaricano 2 cellulari su 3 e anche le power bank ci abbandonano. Il tutto inizia ad assumere i toni dei racconti del Verdone-hippie in un “Sacco bello” quando, dopo un’altra ora di fede sconfinata in Sua Maestà il GPS, avvistiamo la LUCE.

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dsc_5782Dopo una curva, nella boscaglia, avvistiamo un caseggiato in cima ad una collina: SIAMO SALVEEE!!! Si tratta dell’Agriturismo Ceres, che ci ospiterà per la notte. Michela, che gestisce l’attività ci viene incontro ritrovandoci, esauste, al bordo della strada. Arriviamo finalmente nel nostro piccolo rifugio e scambiamo quattro chiacchiere con lei e Susana, la proprietaria.

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Appena sole, ci scateniamo con bucato, shampoo, un po’ di lavoro di redazione: ma soprattutto ci mettiamo ai fornelli. E’ bello ritrovare un po’ di calore domestico dopo tanti giorni. Un delizioso odore di sugo all’amatriciana (piccolo gesto simbolico a cui tenevamo) si spande in tutto il vicinato. La nostra cena è davvero deliziosa…(sarà forse la stanchezza?). Attorno al nostro desco ci alleggeriamo delle tensioni della giornata (come ad esempio la paura di essere impallinate come deliziose cinghialotte) e ci lasciamo andare alle risate più fragorose rammentando gli episodi dei giorni precedenti che, lungo il cammino, iniziano a diventare storia.


E’ notte fonda quando, finita anche la riserva di barrette al cioccolato, andiamo a dormire. Tutt’intorno la valle cade nel buio e nel silenzio come sotto un incantesimo. Domani, finalmente, nessuna levataccia nel cuore della notte!

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