Reportage giorno 2: da Castiglione d’Orcia a Montepulciano

dsc_5216E’ una notte piccola quella passiamo a Podere Casella: la nostra sveglia, infatti, suona alle ore 4.00. Vestite di tutto punto, zaini in spalla e torcia frontale accesa, lasciamo il Podere nella quiete della notte (sono le 5.00) sotto un cielo trapunto di centinaia di stelle. Ci incamminiamo l’una accanto all’altra ancora mezze assonnate, chiacchierando ad alta voce per esorcizzare il buio e il silenzio irreale. Il puntino luminoso che ci attende lassù è la romantica Rocca d’Orcia da cui vorremmo goderci l’alba. Un po’ meno romantico il cimitero locale, che siamo costrette a circumnavigare…con la luce dei lumini che rischiara la nostra notte (ne avremmo fatto volentieri a meno…). Dopo un paio di km ed una salita a perdifiato arriviamo nel cuore di Castiglione d’Orcia ed in religioso silenzio (non vogliamo disturbare gli abitanti del borgo) iniziamo a salire verso la Rocca. A farci compagnia un delizioso profumo di biscotti e crema pasticcera: qualche bar è già all’opera…


dsc_5219Durante la nostra scalata arriviamo ad un vicolo cieco con annessa casetta: sentiamo una porta aprirsi alle nostre spalle ed un omaccione comparire sull’uscio. “Veniamo in pace, siamo viaggiatrici!” è l’unica cosa che ci viene in mente a quell’ora. Dobbiamo essere davvero ridicole se l’omaccione in questione scoppia a ridere e ci consiglia di cambiare meta perché la Rocca non è visitabile per via di lavori in corso. Ci invita anche ad entrar per un caffè e sorridendo ci augura buon proseguimento. Scegliamo allora una terrazza vicino alla piazza centrale del paese, ed è lì che, obiettivi telescopici e cavalletto puntato verso est, attendiamo un nuovo giorno…


dsc_5273Accogliamo il sole intirizzite dal freddo e dall’umidità: i nostri zaini sono zuppi. Riponiamo la nostra attrezzatura e nella prima nebbia del mattino chiediamo indicazioni a qualche locale mattiniero.


img_0567A preoccuparci, nella tappa di oggi, è l’attraversamento del fiume Orcia. Di norma, come direbbero i locali, “L’orcia l’è piccino, l’è un rigagnolo!”, ma piove da giorni e sicuramente è ingrossato. Per questo vorremmo evitare il guado per scegliere un passaggio più comodo che ci indicano essere a 7 km di distanza. Dopo vari tornanti d’asfalto (direzione Bagno Vignoni) imbocchiamo in corrispondenza del locale oleificio un sentiero escursionistico. Una discesa ripidissima dalla quale vediamo approdare una povera turista inglese che tenta di riemergere in prima con la sua auto rischiando di bruciare la frizione: sarà dura anche per noi!

dsc_5362Inizia a far caldo e noi finalmente tiriamo fuori i nostri bastoncini da trekking che ci sosterranno lungo questo percorso scosceso che sembra non finire mai. Per fortuna a ristorarci ci sono i fichi colti qui e lì che lasciano progressivamente posto ad una boscaglia fittissima. Dopo un paio d’ore di cammino iniziamo a sentire uno sciabordio d’acqua: è l’Orcia! Felicissime per non essere approdate per sbaglio a Timbuctu aumentiamo il passo, rallegrate anche da un delizioso cagnolino che ci sta seguendo da almeno 3 km.

img_0576Ma quando il fiume sembra essere ad un passo (ed il cagnolino ha pensato bene di abbandonarci) ecco l’amara sorpresa: siamo approdate esattamente in quel punto del fiume impossibile da attraversare. In barba a qualsiasi leggenda sul sesso debole proviamo a passare sulla passerella in cemento nel mezzo del letto (o quel che ne resta, ma è completamente sommersa e l’impresa diventa impossibile. Il fiume è scuro e minaccioso e la corrente mista al fango rendono il famoso “rigagnolo” off limits per noi. Proviamo anche ad attraversare il fiume sfruttando l’antico ponte crollato, ma niente. Decidiamo di tornare indietro. Ci aspettano 8 km di dura salita che ci faranno perdere tutti gli appuntamenti della giornata.


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img_0577Ma forse possiamo salvarci! Il proprietario del vicino Podere Le Mulina, che raggiungiamo telefonicamente, ci fa il favore di trovarci un passaggio in fuoristrada per una veloce risalita: ci attendono, infatti, al Podere San Savino, la cui proprietaria, la deliziosa Gabriella, ci telefona più volte perché in pena per noi. Così, asciugati piedi e calzini nell’attesa del nostro salvatore, di cui non conosciamo il nome, veniamo raggiunte da Antonio, il socio di Gabriella che ci porta sane e salve nell’oasi magica di Podere San Savino.


dsc_5403Questo luogo incantevole è stato plasmato da Gabriella, nata e vissuta da sempre qui, e Antonio, calabrese DOC, che ha imparato l’arte del vino e dell’olio dai suoi avi. Da questo connubio è nato Valdorcia Terre Senesi, un consorzio che produce olio e vino. Ci attende un meraviglioso brunch a base di prodotti locali, e la nostra tavolata si trasforma in una chiassosa e piacevole gara all’aneddoto più divertente. Non vorremmo davvero lasciarli perché la simpatia e i battibecchi affettuosi di Gabriella e Antonio ci fanno sentire a casa. Non solo, ma “la strana coppia” di soci decide di farci un regalo meraviglioso: nel racconto del nostro viaggio abbiamo tradito il nostro dispiacere per rinunciare alla visita dell’antica Bagno Vignoni, che ci farebbe troppo deviare dal nostro percorso. Antonio e Gabriella decidono di regalarci una passeggiata con loro: ci caricano in auto come 3 figlie discole e decidono di riparare a questa mancanza.

QUI LA STORIA DI GABRIELLA, ANTONIO E IL LORO RACCONTO

img_0627Bagno Vignoni ci accoglie con il sole e il luccichio della sua grande vasca termale. La piccola piazza centrale è animata da negozi e bar che pullulano di turisti da ogni parte del mondo. Noi abbiamo due guide eccezionali che ci raccontano di questo luogo antico e di successo animato solo da 32 abitanti. Dovremmo riprendere il cammino verso Pienza, per visitare le cantine della famiglia Capitoni, e i nostri due amici si offrono di portarci dal “collega” che conoscono bene e che avrebbero piacere a rivedere. Forse troppa strada in auto in un solo giorno per un viaggio che promette di essere prevalentemente a piedi: ma facciamo un eccezione. Antonio e Gabriella rappresentano l’Italia migliore e restare ancora qualche ora in loro compagnia non ha prezzo: nessun sentiero ci darà l’affetto e le emozioni che questi due sconosciuti ci hanno donato in mezza giornata.

img_0652Così in men che non si dica giungiamo tutti e cinque a Pienza (qualcuno ha amabilmente schiacciato un pisolino durante il tragitto) dove i nostri amici cedono il testimone alla signora Capitoni. Marco, il simpaticissimo capofamiglia con cui siamo in contatto da mesi è immerso nella vendemmia e noi signore ci intratteniamo con Antonella che, da perfetta padrona di casa, ci racconta la storia della famiglia e di Podere Sedime. Il pomeriggio trascorre piacevolmente tra chiacchiere fra donne e degustazioni di alcuni dei preziosi nettari della cantina: sono le ore 16.00 e noi assaggiamo vini dalla tarda mattinata. Iniziamo a non essere più tanto presenti. Scopriamo con piacere che Antonella è anche un’ottima cuoca e ci scambiamo deliziose ricette che ama pubblicare su facebook, riscaldate dall’odore del mosto.

QUI LA STORIA DI MARCO, ANTONELLA E IL LORO RACCONTO

img_0661Si sta facendo tardi e dopo altri abbracci e altri saluti ripartiamo, a piedi.

Sta arrivando il maltempo e dobbiamo arrivare al bivio per Montepulciano il prima possibile. Camminiamo svelte tra i poderi attraversando immense distese di viti per riemergere al bordo della provinciale per Montepulciano. Qui ci sarà utile fare qualche minuto in bus per evitare i soliti pericoli delle strade camionabili. Attendiamo due lunghe ore e, quando finalmente il bus arriva, ci mancano solo 4 km, 4 rampe di gradini ed una lunga salita verso l’albergo che ci ospiterà per la notte.

img_0677Montepulciano è in fermento e noi, sgravate dei nostri zaini passeggiamo stanche ma allegre (sarà colpa del vino?) per le viuzze scoscese della città.


img_0678Direzione? La casa di Edel, un locale che abbiamo scoperto durante le nostre peregrinazioni sul web e che cucina ottimi hambuger di chianina. Che bontà! Gustiamo i nostri piatti succulenti a base di prodotti locali e carni scelte: dopo tante peripezie ci siamo meritate una cenetta coi fiocchi.

Ora, tutte a ripulire i bastoncini da trekking dal fango e a nanna. A seguire una nuova levataccia!

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